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Settimana Santa in Sicilia

24 marzo 2013

“Se non quel tanto di religione atavica che si vedeva nella paganità (…) alla quale si aggiunge una ugualmente atavica contemplazione della morte. (…) Una festa religiosa in Sicilia è tutto tranne che una festa religiosa. E’, innanzi tutto, un’esplosione esistenziale; l’esplosione dell’es collettivo, in un paese dove la collettività esiste solo a livello dell’es. Poiché è soltanto nella festa che il siciliano esce dalla condizione di uomo solo, che è poi la condizione del suo vigile e doloroso super-io, per ritrovarsi parte di un ceto, di una classe, di una città”.

Leonardo Sciascia

Agrigento 2007

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America Latina: Niños de la calle

6 ottobre 2012


“Costretti alla quotidianità della strada, obbligati all´abitudine del doversi arrangiare i bambini arrancano in giornate senza tregua. Qualcuno prova anche a giocare con quel poco che ha. Noi che passiamo, osserviamo e non sappiamo come e cosa fare. Diciamo che è impotenza, ma se guardiamo più a fondo ci rendiamo conto che si tratta di disinteresse, dell´assuefazione appunto al degrado della società, che poi è anche e soprattutto la deriva di noi stessi come individui sociali.
Quaranta milioni. E noi, a cercare di arginare la falla con un dito.”
Maurizio Campisi

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America Latina: appunti di viaggio

7 settembre 2012

“Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo solo una volta: essa ripete all’infinito meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi nell’esistenza. In essa, l’accadimento non trascende mai verso un’altra cosa: essa è il Particolare assoluto, la Contingenza suprema. […] Qualunque cosa essa dia a vedere e quale che sia la sua maniera, una foto è sempre invisibile: ciò che noi vediamo non è lei. […] Infatti, io non vedo altro che il referente, l’oggetto desiderato, il corpo prediletto.”

Roland Barthes

Ayacucho 2004

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Agrigento. San Calò, il santo nero.

2 luglio 2012

E’ necessario sentirsi coinvolti in quello che si ritaglia attraverso il mirino. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un fatto e l’organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto. E’ mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. E’ un modo di vivere”

Henry Cartier-Bresson


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Perú: desaparecidos Ayacucho

18 febbraio 2012


Ayacucho (Perú) – Tra il 1980 e il 1990, si scatena una guerra interna tra l’esercito e i terroristi del movimento politico-militare e filo-maoista Sendero Luminoso. Durante questo periodo si conta un gran numero di desaparecidos, gente rapita e torturata, molti dei quali giustiziati, sia da parte delle forze militari e paramilitari che dalla parte dei senderisti. Questa costatazione emerge da un rapporto presentato ad agosto del 2003 dalla Comisión de la Verdad y Reconcialición (Commissione della Verità e della Riconciliazione) I morti sono circa 70.000 in tutto il paese, 40.000 solo nella zona di Ayacucho. Si tratta, per la maggior parte, di una popolazione che parla solo il quechua e che abita nella sierra peruviana. A partire dai primi sequestri, si crea un’associazione da parte di madri e mogli dei desaparecidos, l’ANFASEP, la quale ha conosciuto un’epoca di clandestinità e pressioni dai governi di turno. Quel che chiedono è giustizia e verità sulla sorte dei loro cari, nella speranza di trovarli ancora in vita o almeno di recuperare i loro corpi per darli sepoltura. Nonostante il rapporto della commissione sia stato promosso da alcuni partiti politici, le madri di ANFASEP continuano a chiedere giustizia e riparazione sia morale che materiale. Tuttora si continuano a trovare fosse comuni.

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Agrigento: perdersi in manicomio

10 gennaio 2012

 

Follia, ovvero il pianeta degli uomini invisibili.

[ ...riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita ]

«Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. E’ una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere, perché fa diventare razionale l’irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita.»

Franco Basaglia

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Feste religiose in Sicilia

13 novembre 2011

 

Sicilia. Il rito, il sacro, il miracolo, il sogno, l’estasi: la festa.

“Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perché le immagini abbiano un respiro irripetibile. Riscrivere le cose cambiando il segno, la conoscenza abituale dell’oggetto, dare alla fotografia una pulsazione emozionale tutta nuova.
Il linguaggio diventa traccia, necessità, spirito dove la forma si sprigiona non dall’esterno, ma dall’interno in un processo creativo.
Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosione del pensiero che dà durata all’immagine, perché si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà, per documentare  l’interiorità, il dramma della vita. Nelle mie foto vorrei che ci fosse una tensione tra luce e neri ripetuta fino a significare. Prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso tra oggetto e anima, c’è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice, ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all’infinito la poesia dello sguardo che è per me forma e segno dell’inconscio. Il linguaggio è così la coscienza espressiva interna che ha accarezzato la realtà pur rimanendo fuori, è l’attimo originale, testimone di una realtà tutta mia, un prelievo fatto sotto la pelle dell’oggetto, guidato fuori dalle regole per una libertà che è anche allargamento alle possibilità del reale.”

Mario Giacomelli

Agrigento 1998

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